COMUNICAZIONE

In questa pagina trovate alcuni articoli sulla comunicazione.

Al fondo potete scaricare gratuitamente due testi e una bibliografia ragionata .

 


CENNI ALLA COMUNICAZIONE IN FILOSOFIA.

La maggior parte degli studi sulla comunicazione si concentra sul valore di relazione, coordinamento, socializzazione che essa implica: non si comunica a qualcuno, ma si comunica con qualcuno.

L’etimologia stessa della parola comunicazione conferma questo approccio relazionale. Il termine italiano deriva infatti dal latino communis, parola che a sua volta riferisce a cum (con) e a munia (doveri, vincoli, legami). Communis (comune) ha perciò il significato profondo di “legato insieme”, “collegato”, “partecipe della stessa cosa”. In italiano, oltre a produrre il termine “comune”, ha generato ad esempio le parole “comunità”, “comunione”, “comunicazione”.

Il termine “comunicazione” è usato da tempo in filosofia, e fin dall’inizio con un forte accento su questo versante relazionale, fino addirittura ad astrarre dai contenuti informativi per arrivare a designare i rapporti umani. Molti autori usano il termine per indicare coesistenza, vita con gli altri, in cui si partecipa, si scambia, ci si confronta, si prova a comprendersi, si fa comunità.

Un “taglio” di questo tipo porta a conseguenze non banali, poiché è possibile solo se si postula un certo grado di libertà umana: i temi della libertà e del libero arbitrio percorrono la storia della filosofia dal suo inizio ai nostri giorni. Ma è sicuramente nella filosofia contemporanea che il concetto di comunicazione assume un rilievo interessante, dovuto:

  • all’abbandono delle visioni totalizzanti dell’idealismo e del romanticismo, della nozione di Spirito Assoluto, che implicando l’unità di tutti gli uomini impediva o rendeva inutile il concetto di comunicazione umana;
  • al riconoscimento che i rapporti interumani implicano l’alterità, la diversità, e che anzi - come di usa dire - la diversità è ricchezza;
  • al riconoscimento che tali rapporti non si aggiungono in un secondo momento alla realtà costituita dalle persone singole, ma entrano fin dal primo momento a costituirla, e cioè che l’esistere dell’uomo è un esistere relazionale.

Questi tre punti, che per molti di noi sono oggi talmente fondamentali da essere scontati, sono in realtà il frutto di un percorso secolare costato lotte e fatiche. Nelle grandi concezioni totalizzanti del pensiero laico (per citare i più recenti, tanto il marxismo quanto il liberismo capitalista) e nelle grandi religioni monoteiste (cristiana, ebraica e islamica) un punto cardinale è la questione della verità: quel pensiero, quella religione si ritengono depositari dell’ unica verità. Che senso ha il verbo “comprendere” in quei contesti?

Prima di tutto nel senso in cui “comprendere” è sinonimo di “inglobare”. Integralismo e proselitismo hanno lavorato per secoli in questa direzione.

Altrimenti, essi possono comprendere un interlocutore che non aderisce al loro pensiero. Ma solo nel senso che a comprendere diamo come perdonare, scusare, al limite compatire.

Ma mai nel senso proprio della comunicazione, cioè di capire, intuire, “intelligere”. La differenza risiede, come si nota chiaramente, nel tipo di trattamento della questione della parità degli interlocutori (siamo sullo stesso piano, oppure io posseggo la verità e tu sei nell’ errore, nel peccato, ecc?) e della tolleranza (intesa non nel senso blando di disponibilità, amichevolezza, ma nel senso forte di rispetto della diversità, del riconoscere pari diritti a chi la pensa diversamente da me).

A ben vedere, dunque, il tema della comunicazione nel pensiero occidentale porta lontano...


ETICA E COMUNICAZIONE

Negli ultimi anni, non è passata settimana senza che sul Sole 24 Ore non comparisse almeno un articolo in merito al rapporto tra etica e impresa.

Molte aziende hanno cominciato a produrre carte etiche e bilanci sociali. La finanza etica ha visto aumentare la propria credibilità. Molte associazioni nazionali e internazionali hanno lanciato premi per aziende etiche. Addirittura esiste una “certificazione etica” . Gli esperti di marketing in più sedi sostengono che “l’etica paga”.

Certo, ci sono di mezzo questioni di immagine, ma non è solo moda.

E ci sono anche esigenze di recupero di credibilità da parte delle aziende, dopo certi recenti scandali. Ma non è solo questo.

Dietro a ciascuno di essi si celano infatti gli snodi decisivi per la vita dell’organizzazione: saper giudicare e saper scegliere; saper comunicare e saper negoziare.

L’etica è precisamente il luogo dove si discute dei valori e dei criteri che fondano le nostre scelte e che orientano i giudizi sulle nostre azioni. E’ una sorta di pavimento sul quale necessariamente l’organizzazione cammina, e della cui esistenza spesso non siamo consapevoli.

Al fondo di questa pagina potete scaricare una dispensa su questo tema.


COMUNICARE PER IMMAGINI: il secondo Concilio di Nicea e l’arte occidentale.

Ci sono almeno tre motivi per cui quanto accadde nel 787 al secondo Concilio di Nicea è interessante anche per noi. In primo luogo perché, se fosse prevalsa la tesi iconoclasta, le opere artistiche commissionate da e per la nostra religione sarebbero state completamente diverse. Poi perché a Nicea, i padri conciliari si destreggiarono tra le questioni poste dall’iconoclastia con una serie di approfondimenti che ci offrono una tripartizione interessante ancora oggi. È poi curioso sapere in che modo la condanna dell’iconoclastia fu argomentata. E questo ci porta al terzo motivo di interesse per quanto avvenne nel 787. Trovate tutto questo nell’allegato qui di seguito.

Download
Comunicare per immagini il secondo Conci
Documento Adobe Acrobat 21.5 KB

AREA DOWNLOAD

Download
Nel paese della comunicazione.pdf
Documento Adobe Acrobat 5.1 MB
Download
Etica e comunicazione.pdf
Documento Adobe Acrobat 116.0 KB
Download
Bibliografia amichevole comunicazione.pd
Documento Adobe Acrobat 52.9 KB