INNOVAZIONE

INTRODUZIONE

Oggi si può parlare di almeno tre tipi di innovazione:

- c’è l’innovazione prevalentemente tecnologica, di cui si parla molto e che si pratica anche molto (sto parlando dell’innovazione più evidente per tutti: il fatto che le tecnologie in pochi anni hanno cambiato il panorama attorno a noi, modificando profondamente come pensiamo a chi siamo, come socializziamo, come entriamo in relazione con la realtà, e addirittura la nostra stessa concezione della realtà);

- c’è poi l’innovazione istituzionale di cui si parla molto e si pratica poco (in Italia, ad esempio, le riforme della costituzione, del Parlamento, della legge elettorale, del lavoro, del fisco, ecc.);

- c’è infine l’innovazione sociale di cui si parla poco, ma in cui mi pare stiano accadendo molte cose: le persone e le famiglie si organizzano in reti di solidarietà ed in processi nuovi per far fronte alla crisi economica ed alla diminuzione dei servizi di welfare (ad esempio: gruppi di acquisto solidale, asili nido di condominio, scambi di beni, banche del tempo, ecc.).

Qui trovate alcuni articoli recenti e una selezione dal blog che ho tenuto negli anni scorsi su questo tema.

Sono figli della mia esperienza con le start-up.


AI: evoluzione più veloce del previsto

Le promesse dell’intelligenza artificiale sono ancora lontane dalla completa realizzazione, ma ciò che è già disponibile è basato su paradigmi generalmente applicabili in ogni settore ed è sufficiente a impattare su una vasta gamma di organizzazioni, processi decisionali e investimenti. Un articolo di E. Beinat, professore di Data science e informatica, Università di Salisburgo – sulla rivista di Manageritalia.


GLI STAGE SECONDO CAZZULLO

Corriere della Sera, 26 feb. 17

Caro Aldo,

anche se proporre stage è legale, un’azienda non ne dovrebbe proporre a cifre irrisorie, perché è evidente che lo stage è usato soprattutto per risparmiare sulle tasse e avere meno obblighi verso chi si assume.

Paolo Ottomano, Roma

Risponde Aldo Cazzullo

Caro Paolo,

È del tutto normale che uno stagista non sia pagato. Nessuna azienda va avanti grazie agli stagisti. È lo stagista che ha bisogno di un’azienda dove imparare un mestiere, non il contrario.

Se vuole le racconto lo stage di mio nonno. [salto questa parte, un po’ noiosa e nascisista, chi è interessato può leggere tutto l’articolo al link segnalato sotto].

Per fortuna le cose da allora sono molto cambiate. Tanti ragazzi possono studiare, e giustamente cercano lavori in linea con quel che hanno studiato. In Italia è dura perché investiamo troppo poco in istruzione, cultura, ricerca, tecnologia. Ma fare un lavoro manuale, per mantenersi agli studi o in attesa di trovare un lavoro intellettuale, non è disdicevole; anzi, è formativo. Purtroppo non abbiamo questa mentalità: anche in regioni dove la disoccupazione giovanile è oltre il 50%, la pizza la impasta un egiziano, la fa un marocchino, la serve un albanese. Disdicevole è dare mille euro a tutti in cambio di nulla. Interessante è la proposta di Emiliano: reddito di dignità in cambio di lavori in biblioteca o al fianco degli anziani. Intanto alle Lettere del Corriere abbiamo venti offerte di lavoro in sospeso e pochi curricula. Forza, ragazzi.

http://www.corriere.it/lodicoalcorriere/index/26-02-2017/index.shtml

 

 


ABILI TECNOLOGICAMENTE DISABILI CONCETTUALMENTE – gen 2017

Nota di Thomas Bialas, su Il dirigente, rivista di Manageritalia, gen-feb 2017:

 

«Internet ci rende stupidi? Si chiese nel 2010 Nicolas Carr nel suo libro dal titolo omonimo. Per tutta risposta ottenne dai guru e potenti della Silicon Valley spallucce e commenti denigratori. Ora però dalla Valle, e per l'esattezza dalla Graduate School of Education di Stanford, arriva una conferma documentata dopo una lunga ricerca sul campo: i nativi digitali sono ingenui e non distinguono notizie false da quelle vere , fonti serie da quelle attendibili, teorie scientifiche da bufale scientiste. La sentenza? Abili tecnologicamente ma disabili concettualmente. La nuova generazione post fattuale è dunque insensibile ai fatti? Forse sì, ma la cosa più grave o paradossale è un'altra: mai nella storia dell'umanità è stato così facile (grazie alla rete) accedere a tutte le informazioni, a tutti i fatti, peccato solo che manchino le chiavi (cognitive) all'accesso e la voglia (di sapere).»


L’ultimo rapporto dell’amministrazione Obama su INTELLIGENZA ARTIFICIALE, AUTOMAZIONE ED ECONOMIA - dic 2016

Poco prima che il presidente Obama, oramai sconfitto, lasci il suo posto l'Executive Office of the President rilascia la relazione annuale sullo stato dell'economia negli USA rispetto ai temi dell'innovazione. Si tratta di un documento molto interessante che trovate al link

https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/whitehouse.gov/files/documents/Artificial-Intelligence-Automation-Economy.PDF

 

Inutile pensare di tornare indietro, dice il rapporto, come forse auspicano gli elettori che hanno votato per Trump. Occorre prendere atto che il mondo sta cambiando ed adottare strategie di protezione e di sviluppo: mentre si investe nell'intelligenza delle macchine, occorre investire molto anche dell'intelligenza degli umani, che dovranno muoversi dotati di più competenze e con una educazione superiore, per andare ad occupare posti di lavoro più qualificati, visto che quelli meno qualificati saranno sostituiti dai robot. Contemporaneamente, siccome non tutti ce la faranno, investire di più in programmi di Welfare sociale, assicurazione ed aiuto. Un modello orientato al futuro ed inclusivo che temo gli americani rimpiangeranno .


COMPLOTTISMO E ANALFABETISMO FUNZIONALE - nov 2016

L’analfabeta è colui che non sa leggere e scrivere. L’analfabeta funzionale è colui che, pur avendo in qualche modo imparato a leggere e a scrivere, non è più in grado di decodificare correttamente un testo anche di minima complessità e specialmente la correlazione tra più testi in questa nostra società molto connessa e molto bombardata dalle informazioni.

Infatti, è noto che l’analfabetismo funzionale è aumentato enormemente con l’aumento della complessità dei media.

 

Oggi complotti e analfabetismo funzionale si stanno intercettando e rinforzando vicenda. Ne nasce quella figura di navigatore compulsivo che crede ad ogni bufala ed utilizza una comunicazione tanto sgrammaticata quanto aggressiva.


LA GUERRA DELL’INFORMAZIONE - 5 nov 2016

Uno degli aspetti più impressionanti della disinformazione è che negli ultimi anni è diventata strumento di lotta politica. Quando questa lotta travalica i confini degli Stati è legittimo chiamarla “guerra”.

La competizione elettorale statunitense tra Donald Trump e Hillary Clinton è stata fortemente influenzata da aggressioni straniere provenienti prevalentemente dalla Russia. La Russia utilizza alcuni strumenti che, dietro l’apparenza di testate giornalistiche, diffondono notizie false costruite in modo da diventare rapidamente virali. Anche Wikileaks sembra aver adottato una politica di attacco, in questo caso contro Clinton, probabilmente più per motivi di vendetta e difesa di Assange che per motivi politici o di follia di dominio come nel caso di Putin.

 

Di recente si è scoperto che queste testate giornalistiche russe stanno attaccando anche l’Italia, in collegamento con uno dei nostri partiti politici che maggiormente utilizza il Web come strumento di comunicazione e consenso.


OPEN INNOVATION - 23 dic. 15

Sul Sole 24 Ore di oggi, a firma di Guido Romeo, è uscito un interessante articolo sulla collaborazione digitale e sulle piattaforme di open innovation. Accenture stima che questa modalità di reti d’impresa valga 1.450 miliardi di dollari di crescita supplementare nei Paesi del G20. Qualche esempio. Poste Italiane ha annunciato un accordo di open innovation con l’incubatore Digital Magics. Metà delle top 100 della Fortune 500 ha un’unità dedicata al corporate venture, come Google Ventures, o Citi Ventures che ha sviluppato un sistema integrato di programmi di investimento, accelerazione e incubazione. Un approccio più largo è investire nell’ecosistema come nel caso di Huawei, che ha lanciato LiteOS, un sistema operativo open source per l’internet delle cose intorno al quale creare una comunità globale di sviluppatori e produttori. Un’altra strategia è la co-innovazione, come nel caso di General Electric, che ha diversi accordi di co-creazione con startup come Local Motors, comunità online di appassionati di auto, e Quirky, piattaforma di innovazione in crowdsourcing dedicata alla domotica.

 

«In Italia Milano, Roma e Torino possono emergere e grandi player come Intesa, Unicredit e Telecom Italia stanno investendo con logiche di ecosistemi di innovazione aperta, e ci sono buoni segnali sul fronte della volontà politica e degli strumenti come la patent box».


FORWARD-LOOKING PROCUREMENT - 22 nov. 15

Sul sole 24 ore di oggi Mario Calderini ricorda che nell’autunno del 2005 i Capi di Stato europei presero atto che il solo sostegno all’ offerta di conoscenza non sembrava più sufficiente a raggiungere gli obiettivi di sviluppo e competitività posti. Oggi sappiamo che dobbiamo affiancare politiche sul lato della domanda di conoscenza ed innovazione.

Tra queste, il forward-looking procurement, che Calderini definisce sinteticamente «Comprare un prodotto che non esiste ancora e che forse mai esisterà. L’idea è in sintesi questa e se la pratica non vi sembra sufficientemente estrema, immaginate che sia la pubblica amministrazione a farlo, con i soldi dei contribuenti.»

L’idea è tutt’altro che balzana, se si tiene conto che da una parte la P.A. ha un drammatico bisogno di svecchiamento e di innovazione, e dall’altra che gli acquisti della P.A. «rappresentano circa il 20% del Pil europeo e il 16% di quello italiano. Significa poter disporre, ad esempio in Italia, di una leva potenziale per le politiche dell'innovazione di circa 250 miliardi, contro pochi miliardi annualmente erogati in incentivi alle imprese e sostegno a innovazione e ricerca.»

Calderni riporta alcuni esempi: in campo sanitario (Regione Lombardia),  nell’assistenza all’indipendenza abitativa (Puglia), nella protezione ambientale (Olanda), e una di MIUR e Min. Sviluppo Economico.


MARMO PREGIATO E LEGNO SCADENTE - 9 nov. 15

Sono anni questi di grandi ricorrenze einsteiniane. Dieci anni fa abbiamo celebrato il centenario di quell’anno fecondo (1905) in cui Einstein pubblicò i lavori sui quanti di luce, sul molto browniano e sulla relatività ristretta.

Quest’anno celebriamo il centenario della relatività generale. Lo stesso autore la definì fatta di due componenti che non stanno bene insieme. «Marmo pregiato», il primo componente, che descrive il campo gravitazionale come curvatura dello spazio-tempo che ci ha permesso di capire ed esplorare meglio il cosmo. E «legno scadente» la seconda parte, che doveva descrivere le proprietà della materia e di cui Einstein era insoddisfatto: infatti, passò il resto della sua vita alla ricerca di una correzione / integrazione, la famosa e tuttora ineffabile teoria del tutto. Questo alimentò inoltre la sua grande attenzione a riflessioni filosofiche, sia di filosofia della scienza, sia di tipo più metafisico ed ontologico. Essendo un uomo di grande intelligenza infatti, a Einstein non poteva separare ricerca scientifica e ricerca filosofica.

Ho letto questo bel libro di divulgazione scientifica che parla di questo: Pietro Greco, Marmo pregiato e legno scadente, Carocci editore, Roma, 2015.


EUROPA: GIÀ SUPERATI OBIETTIVI RIDUZIONE EMISSIONI DI GAS SERRA FISSATI PER IL 2020 -21 ottobre 2015

Il target del -20% è già stato raggiunto e superato.

 

Fonti: Agenzia europea dell’ambiente (Aea) parla di -21% e il Commissario Ue al clima e all’energia (Miguel Arias Canete) addirittura di -23%


CAPITALI DELL’INNOVAZIONE - 23 agosto 2015

Nel suo articolo del 23 Agosto 2015 su Il Sole 24 Ore, Chiara Somajni ci racconta che “Nesta, non profit dedita alla promozione dell’innovazione in Gran Bretagna, ha lanciato insieme ad Accenture e a Catapult il rapporto Citie – City Initiatives for Technology, Innovation and Entrepreneurship: 40 città in tutto il mondo messe sotto scrutinio per valutarne la capacità di promuovere innovazione e imprenditorialità. In testa alla classifica, New York, Londra, Helsinki, Barcellona e Amsterdam. In esame anche metropoli di Paesi emergenti come Bogotà, Nairobi e Giacarta e città di dimensioni modeste, più vicine alla realtà italiana (significativamente non inclusa nell’indagine), come Bruxelles o Tallinn, oltre che Helsinki.

(...) La struttura concettuale individua nove ruoli che la città dovrebbe svolgere a supporto dell’imprenditoria e dell’innovazione; a loro volta questi sono ricondotti a tre aree principali, che mirano a rispondere rispettivamente alle seguenti domande: in che misura la città è aperta a nuove idee e nuove imprese? In che modo la città ottimizza la sua infrastruttura per sostenere le imprese a forte crescita? In quale modo la città incorpora l’innovazione nelle proprie attività?”

file:///C:/Users/Mario/Desktop/CITIE%20supports%20city%20leaders%20to%20develop%20policy%20to%20catalyse%20innovation%20and%20entrepreneurship.html


COSE CHE NON SAI SUL TUO CERVELLO - 27 aprile 2015

Questo articolo di Wired riassume molti studi sul cervello. È quindi un buon punto di partenza per navigare poi per altre direzioni. Le cose più interessanti sono probabilmente il fatto che il cervello è molto potente e plastico, fino a tarda età. Senza dimenticare che una dieta equilibrata non è utile solo per mantenere la linea, ma anche per mantenere il cervello.

http://www.wired.it/scienza/lab/2015/04/20/10-da-sapere-cervello/


RETE NEUTRALE negli USA - 28 Febbraio 2015

Grazie alla deliberazione dell’Authority FCC, da oggi negli USA è esplicitamente vietato che gli operatori che forniscono banda (operatori di telecominicazioni fisse e mobili) si facciano pagare da aziende che forniscono servizi su internet per dare priorità ai loro servizi; non possono cioè creare una corsie preferenziali per chi paga di più. Il secondo aspetto della decisione è che non possono bloccare servizi. La decisione è seguita ad un dibattito molto sofferto, nel quale il presidente Obama ed i democratici si sono schierati a favore, mentre la maggior parte dei repubblicani contro questa decisione. Ora vedremo cosa succederà in Europa.


RETE NEUTRALE - 8 Febbraio 2015

Una battaglia importante di civiltà e democrazia, di cui si parla poco: la neutralità del web. Le grandi telco premono sui governi per un modello in cui chi paga di più può avere un trattamento prioritario. Neutralità invece significa che chiunque può accedere agli stessi canali: una garanzia per la democrazia, i diritti, la società. Di recente l’agenzia USA che regola le telecomunicazioni e lo stesso presidente Obama hanno preso posizione per la neutralità. Cosa farà l’Europa?

Un articolo di Luca De Biase sul Sole 24 Ore di oggi spiega bene la questione.

L’autore ricorda che la FCC ha di recente fatto una vera e propria conversione a U: fino a poco tempo fa sembrava orientata ad accettare la pressione delle lobby delle grandi società di telecomunicazione. Ma ha dovuto cedere, molto probabilmente sotto la pressione di «quasi 4 milioni di cittadini Usa che hanno fatto sentire la loro voce a favore della neutralità della rete. Lo stesso presidente Obama ha dunque preso la leadership, ricordandosi delle sue promesse elettorali, ha sostenuto la rete neutrale.» Ora si tratta di capire cosa farà la commissione europea, dice De Biase.


I VIDEOGAMES SERVONO SOLO COME VIDEOGAMES - 25 gennaio 2015

Un po’ più sotto in questa pagina trovate un mio post del 9 settembre 2013 in cui riferivo di studi sui videogames utili per il cervello, ed in particolare per non invecchiare. Una relazione dell'Istituto Max-Planck per lo Sviluppo umano e del Centro sulla longevità di Stanford sulla questione dell'efficacia dei programmi di brain-train mettono in discussione tutto questo. Un articolo di Roberto Casati uscito sul Sole 24 Ore del 18 gennaio addirittura ammonisce: «Attenzione ai prodotti di brain train venduti come un toccasana per la mente. Sono solo degli specchietti per le allodole.» È molto probabile che il tentativo di presentare i video games come strumenti di ginnastica mentale che migliorano l’intelligenza nasca da pure esigenze di marketing e si fondi su dati taroccati. Non c’è niente di male a giocare sugli smartphone o sulle consolle, ma non rivestiamo la cosa di salutismo…


INNOVAZIONE TECNOLOGICA: DOPPIA DIREZIONE.

Come molti, sono affascinato dalle nuove tecnologie. Vedo come stanno cambiando la nostra vita, e francamente penso che la stiano migliorando. Da piccolo, divorato romanzi di fantascienza. Oggi la fantascienza è qui, tra noi: ogni pochi anni nulla è più come prima.

Leggo riviste e siti che parlano di innovazione tecnologica, come Wired o Design mind o Che futuro.

Ma tutti quanti dobbiamo evitare un’ingenuità. O, meglio, una doppia ingenuità.

 

La prima è quella di vedere solo che andiamo più forte o abbiamo più comodità, senza accorgerci che le tecnologie ci stanno cambiando profondamente, filosoficamente direi. A questo proposito vi invito a leggere The Onlife Manifesto - Being Human in a Hyperconnected Era.

La seconda ingenuità è di dare per scontato che la direzione del cambiamento proceda dalla tecnologia verso l’umano: si deve saper vedere anche il contrario. Una nuova tecnologia non nasce dal nulla, ma in seguito al presentarsi di alcune condizioni tipicamente umane, non tecnologiche. Provo a fare degli esempi: l’Umanesimo che riportò l’uomo sulla Terra e al centro della realtà; il Rinascimento e il Seicento inglese che avviarono la stagione della scienza in senso moderno; il capitalismo che iniziò ad usare le due centralità precedenti piegandole spesso alla propria etica di rapina.

 

Quindi, è probabile che ci siano rapporti molto complessi di azione e retroazione.


L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA IMPONE DI RIVEDERE IL CONCETTO DI PRIVACY - 19 dicembre 2014

La privacy non è un tema di cui mi occupo professionalmente, ma non si può parlare di innovazione, specialmente di quella tecnologica, senza ricordare almeno una volta che essa sta sfidando profondamente le nostre concezioni e la nostra normativa sulla riservatezza e sulla tutela non solo dei nostri dati ma, direi, della nostra intera identità.

Un’indagine del Pew Research Center descrive fino a che punto arriverà il problema nei prossimi 10 anni.

La nostra stessa concezione istintiva della privacy è già cambiata. Una volta pensavamo che qualsiasi cosa che non decidessimo di rendere pubblica era privata. Oggi sappiamo che qualsiasi cosa per cui non vietiamo esplicitamente la pubblicazione o il controllo (da parte di chi ci fornisce servizi di connessione, app, ma anche tessere dei supermercati, eccetera), è automaticamente pubblica.

Non tutti se ne rendono chiaramente conto, ma, come afferma The Atlantic, “By 2025, many of the issues, behaviors, and information we consider to be private today will not be so," said Homero Gil de Zuniga, director of the Digital Media Research Program at the University of Texas-Austin, in the Pew report. "Information will be even more pervasive, even more liquid, and portable. The digital private sphere, as well as the digital public sphere, will most likely completely overlap.”


SMART CITY - 17 dicembre 2014

Forum PA ha pubblicato la ricerca 2014 sulle Smart city italiane. Milano, Bologna e Firenze sono le migliori su 106 analizzate sulla base di 72 indicatori statistici aggregati secondo le sei aree di questa figura:

Complessivamente le prime 15 città sono:

  • Milano
  • Bologna
  • Firenze
  • Modena
  • Padova
  • Venezia
  • Ravenna
  • Reggio E.
  • Trieste
  • Parma
  • Brescia
  • Roma
  • Trento
  • Torino
  • Verona
  • Bergamo.

Dall’analisi è evidente il divario Nord-sud e la qualità di molti centri urbani di dimensioni intermedie, ma anche il ritardo dell’Italia tutta rispetto alle più importanti città europee.


LE PROMESSE NON MANTENUTE DELL' INTELLIGENZA ARTIFICIALE - 14 dicembre 2014

 Durante l’Olivetti Day di Superpartes Innovation Campus, Federico Faggin, il padre del  primo microchip inventato negli anni Settanta, e poi costante innovatore (si è occupato poi di sviluppo dei touchpad e di altri sensori),  ha rilasciato a Il sole 24 Ore un’interessante intervista pubblicata su Nova del 14 dicembre 2014 in cui dice «sono convinto che un computer tradizionale non potrà mai essere consapevole». L’articolista prosegue affermando che Faggin “Ce l'ha anche con le promesse non mantenute dell'intelligenza artificiale. E di quella parte di scienziati che ha pensato di costruire chip capaci di imitare i processi biologici. «Una cellula vivente è un sistema molto più complesso di un microprocessore. Una forma di vita così semplice ha una capacità di elaborazione che neanche gli ingegneri più bravi riuscirebbero a emulare con i computer più potenti. Figuriamoci il cervello che è un sistema dinamico basato sulla meccanica quantistica degli atomi e delle molecole. Un sistema che elabora le informazioni in un modo che ancora non conosciamo». Quella di Faggin è una posizione piuttosto discussa da quei tecnologi che si sono innamorati della metafora del cervello-calcolatore e della possibilità di simularne i processi imitando il funzionamento delle reti neuronali. «Molti informatici quando è nata l'intelligenza artificiale hanno pensato che la coscienza poteva essere descritta da una serie di algoritmi. In realtà non è così. La consapevolezza va studiata con una prospettiva completamente nuova». Lo scienziato vicentino prende fiato. «Quello a cui sto lavorando è una teoria matematica. Penso alla consapevolezza come una proprietà fondamentale e ineludibile dell'energia che ha creato spazio, tempo e materia. Questa energia è consapevole secondo me. Quindi voglio trovare una teoria matematica che parta da questo principio fondamentale che veda la materia come conseguenza di questa energia consapevole». I suoi occhi sono luminosi. È questa, di certo, la sua nuova grande startup.”


PIN UNICO - 2 dicembre 2014

Licenziato ieri dal Consiglio dei ministri il documento programmatico per l’Agenda digitale 2015-2017. Ci aspettiamo che nel 2015 siano definiti gli ultimi passaggi per il lancio del Modello unico di comunicazione inizio attività in edilizia e della SuperDia, che funzionino meglio gli Sportelli unici per le attività produttive, che si semplifichino le procedure delle conferenze dei servizi, e molte altre cose, tra cui i Pin unici per l’accesso a tutte le amministrazioni. Il Sole 24 Ore li definisce «una chiave digitale che, una volta entrata a regime, ci consentirà di buttare le varie password e codici numerici che oggi conserviamo per accedere ai portali di enti e agenzie diverse. Se tutto andrà come previsto a fine settembre saranno almeno 3 milioni gli italiani dotati di questo codice unico di identità digitale, mentre a fine 2017 si salirà a 10 milioni e il Pin dovrebbe essere esteso a tutta la Pa e agli enti di servizio pubblico.»


ESSERE UMANI IN UN’ERA DI IPERCONNESSIONE- 30 nov. 14

È disponibile The Onlife Manifesto - Being Human in a Hyperconnected Era, (Springer Open, 2015), presentato a Bruxelles l’8 febbraio 2013 durante l’evento inaugurale della Direzione Generale della Commissione Europea per le Reti di Comunicazione, Contenuti e Tecnologia che gestisce l’Agenda Digitale.

Il documento vuole «lanciare un dibattito pubblico sugli impatti dell’era computazionale negli spazi pubblici, la politica e le aspettative della società nei confronti dell’Agenda Digitale Europea [...] sul modo in cui un mondo iperconnesso chiede di ripensare le strutture referenziali su cui si fondano le politiche».

Frutto del lavoro di un team di accademici (antropologi, cognitivisti, informatici, ingegneri, giuristi, neuroscienziati, filosofi, psicologi e sociologi) presieduto da Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione all’università di Oxford, discute sull’impatto politico che le ICT hanno sulla vita umana: non sono semplici strumenti un vero e proprio ambiente che influenza: «la nostra auto-percezione (chi siamo); le nostre interazioni reciproche (come socializziamo); la nostra concezione del reale (la nostra metafisica) e le interazioni con la realtà (la capacità di azione)».

 


PASSWORD UNICA - 18 nov 14

Ogni sito, ogni servizio richiede una password. È conveniente non utilizzare la stessa password per più servizi. E ogni provider ha le sue regole, qualcuno ti chiede almeno otto caratteri, qualcun altro che almeno uno sia un numero, che qualcun altro almeno uno sia maiuscolo, eccetera. Per cui nel tempo le password diventano numerosissime. Chi non desidererebbe sostituirle con un’unica identità digitale a prova di furto?

Pubblicizzato come PIN unico, lo Spid (sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale) è previsto dal Codice dell’amministrazione digitale nel Dl 69 / 2013. L’iter è avviato. Mancano ancora i regolamenti attuativi. E speriamo in bene!

 

http://www.agid.gov.it/identita-digitali/spid


COMPUTER QUANTISTICO - 30 sett 14

Da tempo Google segue la sperimentazione dei computer quantistici. Nel 2013 la società californiana aveva comprato un D-wave 2, un computer "probabilmente" quantistico. A settembre 2014 ha fatto sapere di aver affidato una parte importante del progetto al fisico John Martinis, uno dei massimi esperti del settore. Quella del computer quantistico è una sfida diversa da quella dei supercomputer. Anziché basarsi sulla matematica "tradizionale" fatta di zero e di uno del codice binario, il computer quantistico si fonda sulla matematica probabilistica "continua" fatta delle infinite sfumature che passano tra zero ed uno. Le promesse di un computer quantistico sono notevoli, se si riesce a farlo funzionare (per ora ci si è riusciti solo per poco tempo ed a bassissimi livelli di efficienza ed efficacia rispetto al suo potenziale): non solo una maggiore velocità, ma proprio un vero cambiamento nella logica di funzionamento, che lo avvicinerebbe alla complessità del ragionamento umano.


I NUOVI COMPUTER CHE FUNZIONANO COME CERVELLI UMANI - 03 dic 13

Questo articolo del New York Times del 28 dicembre parla dei nuovi chip che imparano dall’esperienza, in uscita nel 2014. Potranno permettere a computer e robot di riconoscere volti, parlare, ascoltare, camminare, guidare, cose che finora riescono a fare in modo ancora elementare. Grandi organizzazioni come il California Institute for Telecommunications  o la Stanford University stanno investendo moltissimo, seguite e finanziate ovviamente da Google e altri big players.


I VIDEOGAMES PER NON INVECCHIARE - 9 sett 2013

Un gruppo di ricerca dell'università della California a San Francisco ha pubblicato su Nature l’esito di un esperimento che dimostra come un videogioco progettato su misura riesca a riparare il declino cognitivo legato all'età. Nella sfida i partecipanti di età compresa fra 60 e 85 anni hanno tenuto testa a un gruppo di ventenni. Il cervello degli anziani è molto più agile di quanto si pensi e può rimodularsi se opportunamente stimolato da esercizi di «fitness» che possono fondarsi anche sui videogames.  

Link

http://www.ecodibergamo.it/stories/La%20Salute/892764/


INNOVAZIONE SOCIALE - 5 luglio 2012

Come ho detto, se ne parla troppo poco. Eppure, è una delle aree su cui noi italiani siamo più bravi a fare innovazione, affrontando temi caldi quali quelli del lavoro, della casa, del risparmio, della salute, della cura, della socializzazione, ecc. ma, naturalmente, come tutti i processi di innovazione, occorre chiedersi se basta che essi nascano spontaneamente e crescano liberamente o se sia possibile e conveniente che vengano governati, coordinati è prima di tutto facilitati. Un interessante rapporto di ricerca su questo tema è il Quaderno 12 - L'innovazione sociale in provincia di Cuneo che IRES Piemonte ha curato per la Cassa di Risparmio di Cuneo


MOBILITÀ DEI TALENTI - 6 febbraio 2012

Mercer ha condotto una ricerca che è stata presentata nel gennaio del 2012 al Forum's Annual Meeting in Davos, Switzerland

La mobilità dei talenti è definito dalla ricerca come il vero propellente per la crescita economica e per combattere la disoccupazione. Nulla di nuovo.

Mercer ha anche raccolto molte buone prassi, riportando sotto il concetto di mobilità dei talenti non solo la mobilità fisica nel mondo, ma anche quella tra ruoli all’interno delle organizzazioni e tra organizzazioni diverse.

La ricerca mostra inotre che le potenzialità di realizzazione della mobilità dei talenti e dei suoi impatti positivi sulla crescita sono ben lontane dall’essere pienamente utilizzate. Il paradosso frustrante è che ci sono aree del mondo con persone che non hanno lavoro pur possedendo competenze che le organizzazioni in altre aree del mondo fanno fatica a trovare sul mercato del lavoro.

Tra le ricette, sono interessanti le sottolineature in merito alla necessità di:

- dare maggiori informazioni sulle opportunità di lavoro e sui bisogni di competenze su scenari internazionali 

- facilitare la mobilità internazionale dei lavoratori.

L’europa da tempo sta investendo su questi aspetti, ma mi pare che per ora li circoscriva un po’ troppo a categorie di alto profilo professionale, mentre sarebbe opportune diffondere queste opportunità a tutti i livelli.

È citato anche il solito mantra sull’importanza della collaborazione tra stakeholder e partner diversi in tutto il mondo: “ the development of a collaborative mindset"

Cosa non facile, visto che “convincing stakeholders to consider goals greater than their own immediate ones takes diplomacy and persuasion.”


ANZIANI START-UP - 31 dic. 2011

Martin Buber osserva che essere vecchi è una cosa meravigliosa, se non si è disimparato cosa significhi incominciare. (Citato da Raffaele Luise in Raimon Panikkar, Ed. San Paolo, 2011)

Gli USA hanno sempre qualcosa da insegnarci, visto che lì le cose accadono qualche anno prima che da noi. I figli del baby-boom stavano in questi anni arrivando in prossimità della pensione, quando la crisi scoppiata nel 2008 ha fatto cambiare programmi a molti di loro.

Così molti hanno cominciato a dare avvio a nuovi business in età tra i 55 e i 65: più di 10.000 nuove società al mese nel 2008, una percentuale superiore a tutti gli altri gruppi di età. (The Atlantic)


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