NARRAZIONE

Medicina narrativa, carte etiche, racconti di buone prassi... si parla molto, ma si scrive? e come? Non sono uno scrittore di ampia fama che vuole insegnare a scrivere. Io sono uno che si chiede come sta la gente nei posti di lavoro. Benessere o malessere, giubilo o fatica... Da anni ho capito che dare voce alle persone che lavorano è un modo per prendersi cura di questi aspetti.


180104- CONSIGLIO DI LETTURA.

Giuseppe Montesano, Lettori selvaggi -

Dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges, Giunti, 2017

 

 

Un’astronave-mondo per viaggiare nel tempo e nello spazio.


180106

UMBERTO ECO E LE SUE 40 REGOLE PER SCRIVERE CORRETTAMENTE IN ITALIANO

 

Riprese sul Blog del Circolo dei lettori di Torino

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

 

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.


LABORATORIO DI NARRAZIONE ASL TO5 - 2017


LETTURE sullo scrivere e sul narrare

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Un articolo di Claudio Giunta sul Sole 24 Ore del 12 Febbraio 2017
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Seicento professori denunciano che gli studenti non sanno scrivere – 4 aprile 17
Nel merito sono d’accordo. Ma la lettera è piena di piccoli errori di stile. Nessuno strafalcione grave, ma tanto basta: lo zampino del diavolo è sempre in agguato, specie sotto le scrivanie dei parrucconi. Ve la allego con i miei commenti.
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Un articolo di Massimo Bucciantini sulla lotta dell'Illuminismo contro l'uso dell'arte da parte del potere
Arte e dispotismo.pdf
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La lingua è fascista? Spunti da una provocazione di R. Barthes
La lingua è fascista.pdf
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Hominem unius libri timeo.pdf
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Etimologia: in memoria di Giovanni Semerano
Etimologia.pdf
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Dall’infinito alla polvere: come l’etimologia potrebbe modificare duemila anni di filosofia
Dall’infinito alla polvere.pdf
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Cosa fa la bellezza.pdf
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Se il refuso diventa un'opportunità
Come impallinare i refusi Massimo Gatta.
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Sbagliare fa bene
Franco Lorenzoni - È un po’ libero fare
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BIBLIOGRAFIE

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